Perdita uditiva "normale" e declino del cervello

Associazione tra perdita uditiva subclinica e prestazioni cognitive

I rapporti tra perdita uditiva e decadimento cognitivo, con sviluppo successivo di varie forme di demenza, è ormai un fatto noto nel mondo scientifico. La prestigiosa rivista americana JAMA ha appena pubblicato uno studio condotto su 6451 pazienti per valutare se e quanto la differenza di udito nella fascia di udito considerata normale abbia la stessa influenza sulle capacità cognitive. Attualmente si considera normale l’udito compreso fra 0 e 25 dB. Oltre questo livello vi sono vari gradi di perdita uditiva che interessano soprattutto, ma non solo, i pazienti dai 70 anni in avanti.  La soglia di 25 dB per separare la normoacusia dall’ipoacusia è convenzionale ed arbitraria inoltre non è ancora chiaro per quale livello di perdita uditiva sia indicata la protesizzazione.

Lo studio ha dimostrato come ad ogni aumento della soglia tra gli 0 e i 25 dB corrisponde una maggiore diminuzione della capacità cognitiva che è più marcata rispetto a quella osservata nei pazienti francamente ipoacusici.

Gli autori concludono suggerendo di rivalutare il limite tra normalità uditiva e ipoacusia e propongono il trattamento protesico precoce come possibile prevenzione di deficit cognitivo e demenza.

 

 

Tratto da JAMA (una tra le più importanti riviste internazionali di medicina)
Association of Subclinical Hearing Loss With Cognitive Performance. Justin S. Golub, MD, MS1; Adam M. Brickman, PhD2; Adam J. Ciarleglio, PhD3; et al. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. Published online November 14, 2019

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